Il consumatore e la sfida della felicità

Il consumatore e la sfida della felicità

In un’epoca come quella attuale l’obiettivo delle aziende, oltre a quello di soddisfare con la propria offerta bisogni che sempre meno assumono il carattere delle discrezionalità, sembra essere quello di sostenere psicologicamente il consumatore. L’attuale scenario recessivo assume infatti pìù che i tratti di una lunga crisi economica, la forma del cambiamento epocale che ha portato e sempre più porterà i consumatori occidentali a modificare le modalità con cui acquistano e consumano beni e servizi, determinando di fatto un cambiamento strutturale nel modello di domanda. La risorsa che esce maggiormente intaccata da questo cambiamento di scenario sembra essere quella della fiducia e della felicità, che guida in maniera fondamentale il mondo dei consumi e che oggi sembra imporre al consumatore occidentale una dura presa di coscienza che non potrà più essere come prima. Se una volta si diceva che gli occhi fossero lo specchio dell’anima, oggi potremmo provocatoriamente dire che i tweet lo sono della società. Tale anima sembra emergere piuttosto malconcia, almeno secondo quanto emerge da alcuni studi tra cui uno condotto dalla Università del Vermont attraverso l’analisi di 63 milioni di Tweet, composti da 46 miliardi di parole, di cui è stata misurata la “temperatura emozionale”, facendo emergere che la felicità negli ultimi anni è calata drasticamente. Anche in Italia sembra essere confermata questa tendenza, almeno secondo quanto sostenuto dallo studio condotto da Astra Ricerche (2012), che evidenzia come solo un’Italiano su 4 si dichiari oggi felice, rispetto al 39% di soli 2 anni fa. L’imperativo quindi di chi opera sul mercato di consumo sembra sempre più necessariamente rivolto a sviluppare concetti in linea con questo sentimento sociale, cercando di soddisfare, oltre le normali esigenze di consumo, concetti come la salute mentale, il sostegno psicologico e la compassione, anche alimentando quel bisogno di comunità di cui oggi i consumatori sembrano essere così bisognosi.