Il Temporary Store e la domanda di varietà

Il Temporary Store e la domanda di varietà

Il commercio tradizionale si dimostra sempre più incapace di proporre, oltre che innovazione, un palinsesto in grado di assecondare le esigenze di varietà che, un consumatore, sempre più pressato dal vincolo di portafoglio, sembra domandare con maggiore intensità. La staticità delle proposte, rende di fatto difficilmente calendarizzabile una dinamica di eventi in grado di evitare che il consumatore tramuti il tutto in qualcosa di già visto, scontato e spesso noioso. Nell’epoca dell’incertezza sembra crescere, quasi paradossalmente, la domanda di alternanza, che porta il consumatore a premiare tutto ciò che è nuovo e che sia in grado di rompere, in qualche modo, gli schemi della routine. Oltre alla motivazione economica, quella più prettamente legata al risparmio, il consumatore diventa sempre più selettivo nella valutazione delle proposte commerciali, rivolgendo la sua attenzione solo a quelle in grado di stimolarne la curiosità, di farlo divertire e di assecondare il suo più ampio desiderio di nuovo. Ma anche la novità non basta, neanche quella più stupefacente, nell’era del consumatore interattivo tutto rischia di annoiare e di trasformarsi velocemente in un dejia vu obbligando più che mai gli operatori del commercio a mettersi in continua discusione, proponendo un rinnovamento ciclico non solo di insegne e di marchi, ma anche di categorie ed occasioni d’acquisto. E’ proprio seguendo questa chiave di lettura che può di fatto oggi essere letto il successo del Temporary Store, che da strumento di comunicazione utilizzato dai grandi brand, si sta lentamente trasformando in format commerciale a pieno titolo. Uno strumento utile per i commercianti che lo utilizzano come polmone fisico di superficie, strumento ideale per fine stagione, eccesso di magazzino e cambio di collezione, ma anche format ideale, ad esempio, per ravvivare l’offerta sempre più scadente di centri storici e centri commerciali. Il temporary store di fatto può anche essere ipotizzato come una sorta di punto di presenza temporanea in grado di intercettare, il consumatore multicanale, rappresentando un efficace strumento di contatto con l’online ed assecondando l’impossibilità per gli operatori della rete, di sostenere i costi di una catena, fungendo di fatto da vetrina remota che dia fisicità ai prodotti.