Tra crisi e promozioni, si riscopre il cliente.

Tra crisi e promozioni, si riscopre il cliente.

Nell’era post recessione, il profilo del consumatore medio si muove verso posizioni e approcci nuovi, identificando uno stile di consumo più frugale e parsimonioso.
Se volessimo delineare le caratteristiche principali della nuova tendenza, non potremmo non citare la propensione al risparmio e un’accresciuta responsabilità sociale dello shopper in riferimento a una logica agli acquisti che eviti gli sprechi e che tenga conto del ridotto potere d’acquisto.
Prudenza è la parola d’ordine per la gran parte delle famiglie italiane.
Negli ultimi 3 anni gli acquisti sono avvenuti sotto il segno della ponderatezza, della ricerca di informazioni e della comparazione prezzi e del canale più economico.
Si diffondono tattiche di ottimizzazione della spesa quali il trading down e la ricerca continua di promozioni.
La maggiore propensione al risparmio e l’attenzione a contenere gli sprechi sembra manifestarsi anche nell’aumentata richiesta di prodotti basici e in formati ridotti.
Di conseguenza, la spesa alimentare dopo due anni di calo dei volumi resta il debole riflesso dei nuovi modelli di consumo orientati alla riduzione degli sprechi, e al progressivo spostamento verso canali distributivi con maggiori opportunità di risparmio.
Gli Italiani hanno risparmiato quasi 5.7 miliardi di euro, circa il 10.8% in più rispetto all’anno precedente facendo la spesa nei super e ipermercati grazie alle promozioni che, secondo uno studio condotto da Simphony IRI (pronuncia airai), hanno riguardato il 26.5% delle vendite totali del largo consumo confezionato con uno sconto medio del 28.5%.
Cresce l’incidenza, aumenta lo sconto, ma cala l’efficacia delle promozioni.
Anche se la distribuzione rinuncia ai propri margini, a beneficio delle famiglie, i consumi non crescono: i consumatori hanno compreso che le promozioni sono frequenti e che un’occasione favorevole di acquisto si presenterà quanto prima.
Proprio per questo, l’efficacia delle promozioni è destinata a calare ancora, diminuendo la capacità di sostenere le vendite come è avvenuto negli ultimi 3 anni.
Occorre inoltre evidenziare come le famiglie numerose più attente alla spesa “di scorta”, risultano strutturalmente in calo e il mutamento negli stili di vita e professionali inducono al consumo di pasti veloci e fuori casa.
Il consumatore oggi privilegia sempre più punti vendita accessibili, nelle vicinanze degli ambienti di lavoro o delle stesse abitazioni, nei luoghi lungo i percorsi del proprio quotidiano.
La distribuzione deve essere sempre più in grado di fornire risposte efficaci nei confronti di un consumatore che ha meno tempo per effettuare gli acquisti e una ridotta capacità economica.
Il vicinato e il discount e i supermercati sono preferiti agli ipermercati per il risparmio di tempo– la spesa al centro commerciale comporta il trasferimento in auto, districarsi nella complessità dell’assortimento, la difficoltà di lettura della scala prezzi, la coda alle casse.
Risparmiare tempo è un dovere prima che uno slogan. Ma non è sufficiente. Il consumatore è mosso all’acquisto se gli provoca soddisfazione.
Il consumatore è al centro della relazione, viene prima del negozio, e diviene cliente quando si sente ascoltato.
E per questa ragione che una gdo moderna e in linea con un rinnovato consumatore non può sottrarsi alla valorizzazione della dimensione etica della relazione di scambio e alla riscoperta dei valori tradizionali.