Un nuovo modo di fare la spesa, fa riscoprire il concetto di comunità

Un nuovo modo di fare la spesa, fa riscoprire il concetto di comunità

Negli ultimi anni si è affermata la definizione di consumatore multicanale, in grado di scegliere in maniera sempre più selettiva i luoghi d’acquisto, fisici e non, sulla base di specifiche esigenze di servizio, convenienza, ottimizzazione del tempo e bisogno di divertimento.

Questo significa che il consumatore non ha un unico modo di fare la spesa, ma tende ad utilizzare, a seconda delle categorie oggetto di scelta, luoghi diversi sulla base di una valutazione in continuo mutamento del rapporto tra convenienza, varietà e capacità di reperire informazioni. In questo nuovo contesto sembrano riaffermarsi vecchi paradigmi, tra cui quel concetto di prossimità che sembrava quasi essere scomparso dal gergo della distribuzione, secondo un modello sposato anche a livello di politica commerciale. Si pensi al decreto Bersani, che vedeva in superfici sempre più grandi l’unica strada verso un modello di efficacia e di efficienza del commercio e che portava a considerare il piccolo sempre meno adeguato ai tempi.

Come detto, poi, la progressiva parcellizzazione della spesa, la ridotta mobilità legata ai costi di spostamento sempre più onerosi, nonchè il minore tempo a disposizione da dedicare alla spesa da parte di nuclei familiari in continua riduzione, rendono il modello della “spesa fuori porta” sempre più inadeguato, sia a livello economico, si a livello sociale.

Le parole d’ordine per il nuovo commercio, sembrano così diventare quelle di prossimità e accessibilità, in grado di facilitare la spesa e non già costringerne le dinamiche, come nel caso della grande spesa del sabato, riscuotendo magari il successo laddove il luogo consenta una progressiva concentrazione degli acquisti, sgravando la spesa della sua valenza coercitiva.

Questo rappresenta senz’altro una grande opportunità per i centri storici, nel momento in cui si comprendono a pieno le dinamiche di acquisto del consumatore attuale.

L’effetto prodotto dall’attuale contesto di recessione ha infatti  portato ad una progressiva rivalorizzazione del concetto di quartiere e comunità, contribuendo a rendere più piccole le città e obbligando il commercio a riorganizzare i propri modelli di business per ricreare quel senso di vissuto comune, così tipicamente presente nel dna commerciale del nostro paese e così fortemente penalizzato dalle ottuse politiche industriali degli ultimi 20 anni.

Nel cuore delle città, nelle vie tematiche e nei quartieri  si tende oggi a ricreare nuovi luoghi dallo straordinario potere di felicitazione, creando nuovi ambiti per una rinascita morale che porta a valorizzare nel commercio, come un tempo, le città, le famiglie, i valori e gli amici.

La location commerciale può quindi sviluppare una sua attrattiva laddove consenta una integrazione/concentrazione degli acquisti, ridisegnando i percorsi del moderno pendolarismo, permettendo  di fare la spesa laddove le persone si trovano e rispondendo così alle esigenze di un consumatore sempre meno disposto ad uscire per fare la spesa  e sempre più predisposto a fare la spesa dove si trova. Tutto questo sottende una dura critica al progressivo decentramento degli uffici pubblici al di fuori della cerchia storica della città.

Occorre inoltre considerare come in Italia, ancor più che in altri paesi evoluti, abbiamo una popolozione sempre più “vecchia”, dalla cui accessibilità al consumo, dipenderanno sempre più in futuro, incrementi di quote crescenti di domanda.

Si pensi al caso del modello dei City Store di Essere e Benessere, nei quali si associa alla parafarmacia un piccolo assortimento legato alle esigenze principali di spesa alimentare e di bisogno domestico. Le esigenze primarie della salute si fondono, nel format di Essere e Benessere, grazie ad un assortimento che soddisfa le esigenze soprattutto delle fasce più anziane della popolazione, quelle che ancor oggi sembrano essere i principali residenti dei centri storici,  che privilegiano modelli di spesa quotidiani e che sono poco disposti, se non impossibilitati, ad andare in periferia a fare acquisti. La formula sembra essere quella del drugstore, ovvero medie dimensioni, area residenziale, con offerta despecializzata di igiene, salute e benessere, gestendo al contempo un’offerta complementare di vicinato.

Appare evidente come non si possa prescindere dall’altro elemento dell’accessibilità, in modo particolare quella temporale che, come già ben evidenziato in passato da Roberto Ravazzoni, porta allo strano paradosso  che chi ha tempo per consumare non dispone delle risorse per farlo e viceversa, ciò che  rende di fatto necessaria l’adozione di politiche in grado di favorire gli scambi di tempo e di risorse tra i diversi segmenti della popolazione.